Timone 10/2019

Intervista a PELO

Ci sono un sacco di nuove riviste di fumetto e illustrazioni, autoprodotte e bellissime. A Inchiostro Festival, il festival di illustratori, calligrafi e stampatori che si tiene ogni anno a giugno ad Alessandria, abbiamo avuto l’occasione di conoscere PELO e abbiamo deciso che sì, valeva la pena proporre loro un’intervista per Timone.


Raccontateci in un tweet (ma di quelli da 140 caratteri) chi è e che cosa fa PELO Magazine.

È un collettivo nella quale pullulano rigogliosi i peli di giovani illustratori: biondi, mori, rossi. Uniti da una forte carica elettrostatica e la voglia di non essere estirpati.

Ok, adesso potete anche elaborare una risposta più lunga.

Ok, PELO è un collettivo di ragazzi, per lo più femmine con dei pochi ma valorosissimi maschi. Si sono conosciuti all'ISIA di Urbino durante gli anni di università. Tutti illustratori, hanno deciso per noia di creare una rivista che raccogliesse le loro idee e le loro immagini. Visto il discreto interesse del pubblico e divertimento dei bravi illustratori nel continuare anno per anno il progetto, sono ormai giunti all'elaborazione del quinto numero.
PELO oltre ad essere un collettivo che produce una rivista annuale illustrata è anche una scusa per tenere in contatto dei compagni di università e per conoscere persone nuove nell'ambito dell'editoria.

Spiegate il vostro metodo di lavoro: come decidete il tema e come vi organizzate con i contributi?

In un primo momento decidiamo una tematica generale, grazie ad un democratico sondaggio sul nostro segretissimo gruppo interno di Facebook. Dopodiché, su un documento condiviso, ognuno di noi comunica l'idea del suo articolo e indica la quantità di pagine che gli servono. A seconda delle pagine che rimangono scegliamo la quantità dei contributi esterni. Illustratori e scrittori vengono scelti dal collettivo dando un'occhiata ai portfolio che ci vengono inviati via mail, contattando vecchi amici o tentando la fortuna con professionisti che vagano nei nostri sogni proibiti di feticisti dei libri.

La scelta delle tecniche di stampa da utilizzare quanto influenza la scelta della tematica (e viceversa)?

Ci piace sperimentare. In quattro numeri abbiamo sperimentato quattro tecniche di stampa differenti. Il primo numero era stampato in digitale ma aveva un poster interno in xilografia, il secondo era tutto digitale, il terzo stampato in offset mentre per l'ultimo, con tema ILLEGALE, abbiamo scelto una tecnica più "sporca" ed artigianale che è la risografia. 

Avete un budget a disposizione? Se sì, a quale spese date la priorità?

Ahahah! Budget, soldi… sarebbero?! Con il ricavato delle vendite riusciamo a garantirci la ristampa del numero successivo e la quota d'iscrizione dei festival a cui partecipiamo. Purtroppo non riusciamo a ricompensare i nostri collaboratori, sia interni ma soprattutto esterni. Riteniamo che sarebbe doveroso, ma in media ogni numero conta all'incirca dai trenta ai quaranta contributi, le nostre tirature non possono garantirci la copertura economica per tutti loro. Inoltre vogliamo mantenere un prezzo di vendita accessibile al nostro target che per la maggiore è rappresentato da studenti o giovani lavoratori sfruttati dal sistema. 


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